

Di sole e di scogliere, di spiagge e di maestrale, di aurore e di insenature, è così che la natura detta legge tra le Pontine. Benedetta dalla nostra stella a 8 minuti-luce, questa terra sembra risorgere dal mare ogni giorno, recando nuovi colori e nuovi scorci.
Il viavai di barche di ogni stazza che arrivano sin qui dal non vicino continente o che dal porto se ne partono per tutto l’arco del giorno, non deve far dimenticare che Ponza è isola di pescatori, che hanno insegnato il nobile e duro lavoro alle genti che di mare vivono, sul Tirreno ed ancora avanti, oltre le Bocche.
Sull’isola la terra coltivabile è obiettivamente scarsa, compressa dalla forma sinuosa e stretta dell’isola, dalla scarsità idrica e dai ripidi pendii, ma un vino di produzione locale esiste per ogni lembo di terra e lo troverete pure a Ponza.
Il turismo massiccio, quasi asfissiante, è un problema per il bravo viaggiatore od anche per il semplice curioso che arriva sin qui per qualche scatto o per un tuffo. Le difficoltà di prenotazione, i costi più che sostenuti delle strutture alberghiere e di ristorazione, da moltiplicare per due se si considera la nave per raggiungere l’isola, la viabilità davvero improbabile, consigliano di sbarcare a Ponza poco prima o poco dopo la grande stagione turistica.
Ma una rassicurazione è dovuta….. di certo, in qualsiasi situazione di viaggio semplicemente concepibile, l’isola di Ponza si offre così generosamente da far dimenticare gli inconvenienti antropici.
Sono incredibili le sue falesie, i suoi isolotti, i suoi pinnacoli, le sue grotte, i colori sopra e sotto il mare, il pesce per nulla impaurito dalla presenza umana, le discese a mare, le piscine naturali, gli incanti delle cale.
E’ necessario noleggiare un gommone, se non si è arrivati con mezzi nautici propri. L’isola, nella sua disposizione rispetto ai venti, permette di scegliere sempre il lato ridossato, nel sua allungarsi quasi nord-sud. Sono impressionanti le falesie repentine, i faraglioni che sfrontatamente emergono e gli scogli enormi che saltano fuori dall’acqua. La barca segue la costa, si fa il giro dell’isola fermandosi per ogni cala, superando lo stretto che ha Gavi a dritta e quindi con prua a sud si scende fino a Chiaia di Luna, vera sovrana regnante, bella e (ad oggi) inaccessibile come un pianeta proibito. Ed oltre, fino all’esile ma sicura punta della Guardia, per il rientro nell’affollato e semicircolare porto.
Quest’isola è meravigliosa, avvincente e desiderabile all’inizio e alla fine della stagione estiva, quando i turisti stranieri, che si danno il cambio con gli italiani, non possono che rendere merito alla sua bellezza che rapisce.
Ma in fondo, è domanda ben posta chiedersi quando sia il momento giunto per arrivarci: e Ponza, superiore entità, sembra guardarci e quasi sorridere della nostra domanda.
E chissà quando Eugenio Montale la visitò, in quale periodo od in quale anno….. Aleggia un mistero letterario su queste falesie, tra le ginestre ed i rari orti terrazzati.
Girano insistentemente su web le rime di una dedica che il poeta regalò a questa isola, rime riprese a piene mani di sito in sito, a testimonanza di una bellezza pura ed ammaliante. Ma quando e come ?
Pur bellissime, questi passi di poesia non appaiono di facile attribuzione, lo stile appare assai lontano dal primo Montale. Qualcuno si è preso la briga di interpellare i cultori della storia di Ponza, i vecchi cronisti, per cercare di avere informazioni ed indizi sulla permanenza del poeta a Ponza.
Questi versi non sono nelle raccolte montaliane, a quanto pare. Che sia un estratto di un articolo del Corriere della Sera, per il quale Montale scrisse per anni? O una dedica vergata su di un depliant d’albergo, o su di un tovagliolo di carta, come qualcuno ipotizza, in un momento di gratitudine del poeta per un indimenticabile soggiorno ?
Un bell’enigma, da approfondire presso le Fondazioni letterarie, che però arricchisce e non pesa al viaggiatore. Piuttosto costui, abbagliato dalla bellezza di Cala Feola, per citare una delle località ponzesi che meglio si presta a pittori e fotografi , si accomoda la sera a godere dei colori che si arrendono al giorno che se ne va, così come avrà fatto Montale.
Un poetico arcano segreto che può essere compagno durante l’isolana esperienza, che sottolinea incessantemente come Ponza non sia solo uno scrigno di insenature, sapori e rossi bagliori del tramonto, ma anche tante altre cose, quelle che contano.
